Io e Diana, la mia prima cagnolina, un cocker
Io e Orso, uno dei miei primi Caucaso
Immagine di Paul
IL MIO NUOVO LIBRO ‘MIO FIGLIO E’ COME UN COCKER’.
Mi chiamo Ivan Farinazzo.
Per molti sono un addestratore, per qualcuno un educatore, per altri uno che passa la vita a studiare i cani.
Ma se dovessi definirmi oggi con sincerità direi semplicemente che sono un uomo che ha imparato a conoscersi attraverso i cani, non sono nato così.
Da ragazzo ero molto diverso, ero competitivo, impulsivo, determinato, mi piaceva mettermi alla prova, misurare il mio valore attraverso le sfide e cercare continuamente conferme delle mie capacità, credevo che la forza fosse qualcosa da conquistare, da dimostrare agli altri e a me stesso.
Quando iniziai a lavorare come portavalori ero poco più che un ragazzo, era un lavoro duro, pericoloso, che richiedeva sangue freddo e coraggio, per svolgerlo mi venne affidato un cane da difesa, in quegli anni vedevo il cane principalmente come una protezione, un alleato capace di intervenire quando le cose si fossero messe male.
Poi arrivò il giorno che cambiò la mia vita.
Durante una rapina il cane che lavorava con me venne ucciso, ancora oggi credo che quel momento abbia lasciato dentro di me una ferita più profonda di quanto fossi disposto ad ammettere.
Non persi soltanto un cane, persi una certezza, persi l'illusione che la forza bastasse a proteggerci dalla vita.
Lasciai quel lavoro poco dopo, per un periodo mi sentii smarrito, cercavo di andare avanti, ma qualcosa dentro di me continuava a riportarmi verso i cani, non riuscivo a dimenticare quell'esperienza e, soprattutto, non riuscivo a smettere di farmi domande.
Fu allora che incontrai Lady, una femmina di Pastore del Caucaso.
Oggi posso dirlo senza esitazione: senza Lady probabilmente non sarei la persona che sono diventato.
Lei fu il primo cane che mi obbligò a guardare oltre le apparenze, non era un cane che viveva per compiacere l'uomo, non cercava continuamente approvazione, era forte, indipendente, sicura di sé, sembrava valutare ogni situazione con una consapevolezza che non avevo mai visto in nessun altro cane.
Più la osservavo e più capivo che dietro quel mondo esisteva qualcosa che ignoravo completamente, quella curiosità diventò presto un'ossessione.
Iniziai a studiare la razza, a frequentare esposizioni canine, a leggere tutto ciò che riuscivo a trovare, fu così che sentii parlare di un allevatore ungherese considerato da molti una leggenda vivente, si chiamava Paul.
Avevo poco più di vent'anni quando decisi di partire per l'Ungheria.
Oggi, ripensandoci, mi rendo conto di quanto fossi ingenuo, avevo pochi soldi, non conoscevo la lingua e non avevo alcuna certezza sul futuro, ma avevo una fame enorme di conoscenza.
Partii pensando di acquistare un cucciolo, in realtà stavo andando incontro alla mia seconda nascita.
Quando arrivai in Ungheria mi trovai immerso in una realtà completamente diversa da quella che conoscevo, le giornate ruotavano attorno ai cani, non c'erano comodità, non c'erano distrazioni, non c'era spazio per le apparenze, c'erano solo lavoro, osservazione, silenzio e animali.
I primi tempi furono durissimi, mi mancava la mia famiglia, mi mancavano gli amici,
mi mancava la mia lingua, più di una volta pensai di tornare a casa.
Se non fosse stato per il sostegno di mia madre e per l'accoglienza che ricevetti da Paul, probabilmente avrei rinunciato, Paul non era l'uomo che mi aspettavo.
Pensavo di incontrare un addestratore spettacolare, trovai invece una persona tranquilla, capace di osservare per ore senza parlare., sembrava vedere cose che agli altri sfuggivano completamente.
Fu il mio maestro e col tempo diventò qualcosa di ancora più importante, diventò una figura paterna, non mi insegnava attraverso lunghe spiegazioni, mi insegnava attraverso l'esperienza, mi lasciava sbagliare, mi lasciava avere paura, mi lasciava perdere il sonno cercando una risposta, poi, quando ero pronto, mi aiutava a capire.
Fu lui a insegnarmi che la conoscenza non consiste nell'avere tutte le risposte, consiste nel fare le domande giuste.
Per circa un tre anni vissi quella realtà fatta di lavoro, osservazione e apprendimento continuo, pulivo box, osservavo cani, prendevo appunti e cercavo di capire ciò che accadeva davanti ai miei occhi.
Fu lì che iniziai a comprendere che ogni cane possiede una propria personalità.
Dix mi insegnò l'umiltà, pensavo di aver imparato a leggere i cani, pensavo di sapere abbastanza, poi lui mi aggredì, fu uno shock, ma fu anche una delle lezioni più preziose della mia vita, compresi che nessun cane attacca senza aver prima comunicato qualcosa, siamo noi che spesso non sappiamo ascoltare.
Quella lezione divenne il fondamento di tutto ciò che avrei costruito negli anni successivi.
Dark mi insegnò il significato della leadership.
Osservando il rapporto che aveva con Paul compresi che il vero leader non impone la propria volontà, ma al contrario viene seguito, viene eletto.
Dark era un cane fortissimo, capace di fare molto male, eppure bastava uno sguardo di Paul perché interrompesse qualunque iniziativa.
Fu allora che capii che la fiducia vale molto più della forza.
Tir mi insegnò il coraggio.
Sira mi insegnò l'amore, con lei diventai una squadra, tra noi non servivano parole, bastava uno sguardo, una presenza, una carezza.
Con lei imparai anche il significato della responsabilità, capii che guidare qualcuno significa prima di tutto proteggerlo.
Poi arrivò Ferte, e con lui arrivò la lezione più difficile, Ferte era stato tradito dall'uomo.
Portava sul corpo i segni della violenza subita, aveva perso un occhio, era stato colpito, ferito, tradito, molti vedevano in lui un cane aggressivo, Paul vedeva un cane ferito, Io imparai a fare lo stesso.
Fu osservando Ferte che compresi una verità che avrebbe cambiato per sempre il mio modo di vedere il mondo: dietro ogni aggressività esiste una storia, dietro ogni comportamento esiste una ferita.
Molte persone aggressive sono semplicemente persone che hanno sofferto, molte persone dure hanno smesso di fidarsi, molte persone che fanno paura stanno soltanto cercando di non soffrire più.
Da quel momento iniziai a vedere il mondo in modo diverso.
Con il passare degli anni smisi lentamente di cercare il controllo ed iniziai a cercare la collaborazione, abbandonai l'idea che il cane dovesse obbedire, volevo che scegliesse, volevo costruire un rapporto basato sulla fiducia.
Per questo, quando molti utilizzavano ancora metodi coercitivi, decisi di percorrere una strada diversa.
Fu una scelta difficile, mi costò risultati, mi costò amicizie, mi costò notti insonni, molte volte fui tentato di tornare indietro, ma non lo feci.
La voce di mia madre continuava a ricordarmi di non arrendermi, così continuai a studiare, a osservare, a mettere in discussione ogni certezza.
Con il tempo compresi che persino il rinforzo positivo non bastava, il cane non doveva collaborare per ottenere una ricompensa, doveva collaborare perché sceglieva liberamente di farlo, era quella la vera relazione, era quello il vero rispetto, nel frattempo i cani continuavano a cambiarmi, mi costringevano a guardarmi dentro, a riconoscere i miei limiti, le mie paure, la mia arroganza, Il mio egoismo.
Compresi che il più grande nemico del cane non è la cattiveria umana, è l'egoismo umano, quella convinzione è diventata il filo conduttore della mia vita.
Ogni volta che accogliamo un cane nelle nostre case gli chiediamo amore, fedeltà, presenza, pazienza e comprensione.
Ma raramente ci domandiamo cosa stiamo offrendo noi a lui, ho imparato che un cane non ci deve il suo amore, quel sentimento va conquistato, ogni giorno, ogni ora, ogni minuto.
La morte di Sira fu uno dei momenti più dolorosi della mia vita.
Quel giorno non persi soltanto un cane, persi una compagna, una parte della mia anima, ma anche quel dolore lasciò un insegnamento.
Compresi che la sofferenza è il prezzo inevitabile dell'amore.
E che proprio perché tutto finisce ogni istante condiviso acquista valore.
Oggi, dopo quarant'anni trascorsi accanto ai cani, non credo più che il loro compito sia amarci.
Credo che il loro compito sia insegnarci, insegnarci la sincerità, la responsabilità, l'ascolto, l'umiltà, la fiducia, il rispetto, la coerenza.
Se dovessi riassumere tutta la mia vita in una sola frase direi questa:
sono partito cercando cani capaci di difendermi e ho finito per imparare a difendere ciò che di più fragile esiste negli esseri viventi: la loro fiducia.
Ed è forse per questo che, quando qualcuno mi chiede perché tengo il cane alla mia sinistra, continuo a rispondere sempre nello stesso modo:
"Perché è la parte del cuore."
I MIEI LIBRI
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UNA DOBERMANN PER AMICA
Di Ivan Farinazzo.
MIO FIGLIO E’ COME UN COCKER
Di Ivan Farinazzo.
Presto in uscita.
POPOLARE
L’AGGRESSIVITA’ DEMONE O ANGELO
Di Ivan Farinazzo.